Il Festival di Sanremo 2025, diretto da Carlo Conti, ha cercato di adottare un profilo meno divisivo rispetto alle edizioni precedenti, evitando dichiarazioni politiche esplicite. Tuttavia, proprio questa scelta ha finito per sollevare polemiche, in particolare riguardo alla gestione del conflitto tra Israele e Gaza.
Negli ultimi anni, Sanremo si era spesso trasformato in un palcoscenico per discussioni politiche e sociali, tra monologhi su diritti civili, femminismo e immigrazione. Nel 2025, invece, si è optato per un approccio più tradizionale, puntando su musica e spettacolo, con meno spazio per i grandi temi di attualità. Carlo Conti aveva dichiarato in più occasioni di voler riportare il Festival a una dimensione meno divisiva, centrata sulle canzoni piuttosto che sul dibattito politico. Ma questa volontà di “neutralità” è stata messa alla prova dalla situazione internazionale, in particolare dal conflitto tra Israele e Gaza.
Il caso Noa e Mira Awad: un messaggio di pace che non convince
Uno dei pochi momenti in cui la questione è stata indirettamente sfiorata è stato l’intervento delle artiste Noa e Mira Awad. Le due cantanti, rispettivamente israeliana e arabo-israeliana di origine palestinese, hanno eseguito una versione di Imagine di John Lennon. L’intento era trasmettere un messaggio di pace, senza schierarsi apertamente. A introdurre il brano è stato un videomessaggio di Papa Francesco, che ha parlato dell’importanza della musica per unire i popoli, con un pensiero rivolto ai bambini di Gaza.
Ma se l’esibizione voleva essere un gesto conciliatore, ha finito per alimentare ulteriori critiche.
Alcuni hanno ritenuto il momento eccessivamente “neutro”, incapace di cogliere la drammaticità del conflitto e la disparità tra le parti in gioco. Sui social, in molti hanno accusato il Festival di non aver dato voce in modo adeguato alla tragedia umanitaria in corso a Gaza. La politica dell’assenza è sempre politica. L’idea di tenere il Festival lontano dalle polemiche politiche ha prodotto, paradossalmente, un effetto opposto. Il silenzio su alcuni temi, infatti, è esso stesso una presa di posizione. Se negli anni scorsi Sanremo era stato criticato per essere troppo politicizzato, quest’anno è stato attaccato per la sua apparente insensibilità nei confronti di una delle crisi internazionali più gravi del nostro tempo.
Sanremo 2025 ha dimostrato che la cultura non può mai essere davvero neutrale. Anche il semplice tentativo di “non schierarsi” è, di fatto, una scelta politica, con conseguenze che vanno ben oltre il palcoscenico dell’Ariston.
Giulia Fuselli
(17 febbraio 2025)
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